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La terra ha la febbre?

Entriamo più nel “vivo” dell’ambiente

Venerdì 15 dicembre, all’Istituto Pascal di Reggio Emilia, si è svolta la seconda giornata di formazione per gli insegnanti del progetto “A scuola di Data Journalism”: a presiederla vi erano gli esperti di Arpae, agenzia regionale dell’Emilia-Romagna per la protezione ambientale, uno dei partner del progetto.

Per me, studentessa da una vita abituata a vedere i professori sempre dietro una cattedra, è stato strano assistere a questa “inversione di ruoli” e ritrovarli seduti ai banchi di scuola. L’atmosfera era gioviale, gli esperti si sono dimostrati subito alla mano e cordiali e con una premessa di Salvatore Giametta, tutor del progetto, la lezione è iniziata: “Al giorno d’oggi è difficile far fronte ai problemi ambientali senza lasciarsi troppo trasportare dall’onda emozionale” ha affermato infatti Giametta “lo scopo che si prefigge il nostro progetto è proprio questo: formare i ragazzi in modo che siano in grado di affrontarli con la giusta logica e razionalità.”
Come non essere d’accordo?

Negli ultimi anni, tutto ciò che riguarda la natura e quello che l’affligge è diventato un tema molto sentito dai cittadini, la cui sensibilità a riguardo è sempre più alta. I social network hanno amplificato questa preoccupazione. Anche io l’ho sperimentato nel mio piccolo: vivo in un paesino e, nel gruppo Facebook creato per chi vi abita, l’inquinamento ambientale è uno degli temi più “caldi”. Spesso quelli che iniziano come innocui scambi di pareri tra gli iscritti , si trasformano in accese discussioni che sfociano in toni non proprio amichevoli.

Stefano Cattani, referente Arpae sugli open data, ha mostrato come possano essere fruibili attraverso i siti dedicati e gli appositi dataset, facendo particolare riferimento ai dati relativi alle varie stazioni meteo della Regione Emilia-Romagna.
L’argomento non è molto semplice per chi, come me, studentessa di un corso di laurea triennale in comunicazione, ha ancora poca dimestichezza con i linguaggi informatici. La spiegazione è stata quindi necessaria per far capire più nello specifico ai docenti su cosa gli studenti andranno a lavorare all’interno del progetto.

Luca Torreggiani ha parlato del problema dell’inquinamento dell’aria e di come le stazioni di monitoraggio si occupino di misurarlo. Secondo i dati forniti da Torreggiani, è interessante vedere come esistano diversi livelli di inquinamento in base alla stagione in cui viene misurato e al luogo in cui la stazione si trova. Spesso diamo per scontato che sugli Appennini, o in campagna ci sia un livello di inquinamento inferiore rispetto alla città, ma non sempre è così. Ad influenzare l’accumulo degli inquinanti sono le precipitazioni atmosferiche, la temperatura, l’umidità, il vento. La nostra Pianura Padana, essendo racchiusa dagli Appennini, ha la conformazione geografica ideale per favorire l’inquinamento. Parlando nello specifico di Reggio Emilia, in questo 2017 ci sono stati picchi d’inquinamento davvero notevoli per quanto riguarda l’aria della zona urbana.
Il tema è stato accolto con entusiasmo da parte dei docenti coinvolti, scatenando una miriade di domande e spunti di riflessione. A soddisfare la loro curiosità è intervenuto Vittorio Marletto, che ha illustrato come il clima terrestre si stia surriscaldando sempre di più. E’ piuttosto allarmante infatti constatare come la temperatura si sia innalzata mediamente di 1 grado negli ultimi 100 anni: “mediamente” perché in alcuni luoghi, ad esempio l’Emilia-Romagna il clima si sta surriscaldando ancora di più e più velocemente.
Le soluzioni alle varie problematiche esposte dagli esperti Arpae sono le stesse che da bambina sentivo ripetere alla maestra di scienze e geografia e successivamente dai professori alle scuole medie e poi alle superiori: ridurre le emissioni di gas serra, ridurre i consumi, bloccare la deforestazione, usare trasporti sostenibili, utilizzare fonti rinnovabili…
Sono anni che abbiamo individuato alcune soluzioni per cercare di arrestare la malattia che affligge sempre di più il nostro pianeta, ma l’elenco delle cose da fare non diminuisce, forse perché viene presa poco seriamente da ciascuno di noi.
Questo progetto vuole proprio far prendere coscienza ai ragazzi delle problematiche reali legate al clima, stimolando una presa di coscienza affinata da un occhio critico e razionale legata al problema. Uno sguardo critico che si può raggiungere attraverso la giusta fruizione ed elaborazione dei dati che abbiamo a disposizione.
A questo si aggiunge l’obiettivo di diffondere informazioni “vere, reali e precise”, dicono gli esperti, che possano aiutare anche tutti (docenti, studenti e cittadini), a rendersi conto di quanto veramente potremmo e dovremmo fare per salvaguardare quella natura che tanto diciamo di amare.

Elisa Castagnetti

Tags : ambienteformazioneopen data